Aprire la partita iva: Tutto quello che devi sapere

Partita IVA come si apre?

Aprire la Partita IVA. Per chi volesse decidere di iniziare un’attività in proprio sarà necessario aprire la partita Iva sia per motivi fiscali che contabili.

Aprire una partita IVA non è mai una decisione semplice quando si inizia una nuova attività o per chi ha abbandonato un posto di lavoro a tempo indeterminato o semplicemente per chi ha già iniziato a lavorare come libero professionista.

Quanto costa aprire una partita Iva è una delle domande più frequenti che ci si pone quando si inizia una nuova attività.

Per valutare il costo esatto dell’apertura della partita iva non è sempre facile in quanto bisogna capire quale tra le tante strade da percorrere è la più conveniente sulla base del proprio reddito e della specifica attività in proprio.

Nel 2018 e nel 2019 per quanto riguarda l’apertura delle nuove partite iva entreranno in vigore importanti novità per i titolari di partita Iva. Verranno introdotte nuove regole ed adempimenti, tra cui l’obbligo di fattura elettronica.

Tra le principali novità ricordiamo, oltre ai nuovi adempimenti, anche la proroga di alcune importanti agevolazioni fiscali.

Importanti novità per le partite Iva.

Una delle più importanti novità è sicuramente l’obbligo, introdotto dalla Legge di Bilancio 2018, di fatturazione elettronica anche tra privati che, sebbene entrerà in vigore dal 2019, porterà già a partire da luglio 2018 a nuove regole.

Tra le novità positive per le partite iva vi è l’abolizione della scheda carburante che per le partita Iva nel 2018 comporterà l’obbligo di richiedere la fattura elettronica per beneficiare delle agevolazioni sui costi auto, che saranno riconosciute esclusivamente per i pagamenti effettuati con mezzi di pagamento tracciabili.

Sempre nel 2018, inoltre, entrerà in vigore il bonus pubblicità, il credito d’imposta di importo pari al 75% o al 90% per gli investimento pubblicitari di imprese e professionisti.

In vista delle novità imminenti è bene conoscere come fare e, soprattutto, quanto costa aprire una partita Iva.

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Titolari di società e professionisti autonomi, (ovvero chi esercita un’attività economica organizzata allo scopo di vendere, produrre e scambiare beni o servizi) possono aprire una partita IVA.

Aprire una partita IVA?

Aprire una partita IVA sarà è il primo, passo per farsi considerare come libero professionista o come lavoratore autonomo

Ma come si fa quindi ad aprire partita IVA? Non è particolarmente complicato. Anzi la procedura di apertura della partita iva è davvero semplice. È la gestione della partita IVA, che richiede la maggiori accorgimenti.

Cos’è la partita IVA: definizione

La partita IVA consente all’azienda o al libero professionista di svolgere il lavoro, vendere i suoi servizi, acquistarne altri a sua volta.

La partita IVA è una serie di 11 cifre che sono necessarie per individuare in maniera univoca il contribuente come persona fisica o giuridica.

A differenza del codice fiscale, che ci viene assegnato automaticamente fin dalla nascita, la partita IVA è un codice che riguarda i lavoratori autonomi, le aziende e i liberi professionisti.

Le prime 7 cifre della partita iva servono a individuare l’azienda/professionista in questione, le 3 successive servono all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate per identificarti mentre l’ultima cifra è solo un numero di controllo.

Chi può aprire la partita IVA

Tutti i titolari di una società e i professionisti autonomi possono aprire una partita iva. Qui però tocca fare una distinzione. Se sei un libero professionista dovrai aprire la partita IVA come libero professionista attenendoti a un codice per la tua professione, il famoso codice Ateco.

Se invece sei un artigiano dovrai aprire la partita IVA come ditta individuale.

Soggetti obbligati ad aprire una partita Iva sono tutti coloro che svolgono attività in forma autonoma, come liberi professionisti o le imprese di beni o servizi che, in quanto non soggetti a reddito da lavoro dipendente, sono chiamati ad adempiere ai propri obblighi fiscali attraverso l’imposizione fiscale indiretta e quindi aprendo una partita iva.

Non hanno l’obbligo di aprire partita Iva i soggetti che, pur titolari di reddito d’impresa, non superino il reddito annuale di 5 mila euro.

La partita Iva è il regime fiscale al quale sono sottoposti tutti i lavoratori autonomi e gli imprenditori, ovvero chi offre un servizio o un bene per conto proprio e non è titolare di rapporto di lavoro subordinato.

All’atto di apertura della partita Iva il soggetto che intende avviare la propria attività in proprio accetterà l’obbligo di emettere fattura e di pagare i contributi dovuti al fisco e alla previdenza sociale sotto forma di Iva, imposta sul valore aggiunto.

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Come aprire partita IVA

Per aprire una partita IVA bisogna presentare richiesta all’Agenzia delle Entrate, la quale provvederà ad attribuire al richiedente il codice di 11 cifre utile per identificare il soggetto richiedente di partita iva.

Per l’apertura della partita Iva bisogna compilare e consegnare all’Agenzia delle Entrate il modello AA9/12 in caso di persone fisiche o AA7/10 in caso di soggetti diversi.

Si tratta della dichiarazione di inizio attività che dovrà essere consegnata entro 30 giorni dall’avvio della propria attività professionale autonoma.

Potete scaricare i modelli da consegnare all’Agenzia delle Entrate in fondo al paragrafo o direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

I modelli AA9/12 o AA7/10 dovranno essere consegnati all’Agenzia delle Entrate in allegato con il proprio documento di riconoscimento recandosi presso uno degli Uffici, attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno o in modalità telematica, attraverso il software che è possibile scaricare sul sito.

Al momento dell’apertura della partita Iva bisognerà scegliere il codice ATECO dell’attività che si intende svolgere.

In caso di variazione dell’attività svolta si dovrà procedere, di conseguenza, con la comunicazione del nuovo codice identificativo dell’attività.

I titolari di partita Iva sono obbligati inoltre ad aprire la propria posizione previdenziale all’Inps per il pagamento dei contributi e all’Inail per l’assicurazione obbligatoria.

È bene sottolineare che aprire una partita Iva è totalmente gratuito ma che bisognerà scegliere il tipo di regime fiscale più adatto alla nostra attività.

Attualmente sono previsti due regimi: il forfettario, ex regime dei minimi, introdotto nel 2016 e quello a contabilità ordinaria.

I due regimi prevedono costi di gestione differenti. In questo caso è bene valutare i costi e quanto bisogna realmente pagare per aprire una partita Iva.

Scarica il modello AA9/12 o AA7/10 dell’Agenzia delle Entrate per aprire la partita Iva:

E’ importantissimo comunicare all’Agenzia delle Entratel’inizio della propria attività, entro 30 giorni dal primo giorno di attività, con apposita dichiarazione, redatta su modello AA9/7 (ditta individuale e lavoratori autonomi) oppure modello AA7/7 (società): entrambi i modelli si possono scaricare dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Per aprire una partita iva è possibile:

  • recandosi presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate con apposito documento di riconoscimento;
  • invio con raccomandata con ricevuta di ritorno, con in allegato fotocopia del documento di riconoscimento;
  • invio per via telematica, tramite il software apposito che si scarica dal sito dell’Agenzia delle Entrate.
    Quando si apre una partita IVA, bisognerà scegliere il famoso il codice  ATECO che si riferisce alla nostra specifica attività.

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Collegandosi sul sito dell’Agenzia delle Entrate è possibile comunicare l’inizio della tua attività entro 30 giorni da quando l’hai iniziata.

Partita Iva e costi

Tra i costi per la gestione della partita iva bisogna considerare in primo luogo commercialista il cui compenso, in genere 1200 euro l’anno

Bisogna valutare le tasse, gli eventuali costi per un ufficio.

E poi, gli altri costi dipenderanno dal regime contabile entro cui pensi di inserire la tua attività. Ecco perché conta tantissimo il supporto di un professionista: con questo potrai fare un’analisi più efficace e lui stesso ti darà delle previsioni di spesa.

Più nello specifico: Aprire una partita IVA effettivamente non costa nulla, ma vi sono da considerare le spese di mantenimento, che possono esser anche sostanziose.

Regime di Contabilità ordinaria: chi apre una partita IVA a regime di contabilità ordinaria deve guadagnare abbastanza in generale, al fine di affrontare comodamente le spese di gestione.

 

Chi deve iscrivere una ditta alla Camera di Commercio, pagherà all’istituto una quota che si aggira attorno ai 100 euro l’anno; a questa spesa va aggiunto il costo del commercialista (circa 1.200 euro l’anno), e i contributi INPS.

Da non sottovalutare anche il pagamento delle imposte Irpef e Irap, calcolate rispettivamente sul reddito e sul valore aggiunto prodotto.

Regime forfettario: questo regime agevolato prevede l’esenzione dall’IVA e una tassazione ad aliquote molto ridotte rispetto alla normale irpef.

Di contro non è possibile portare in deduzione la maggior parte delle spese e ci sono delle limitazioni sul fatturato massimo e sull’assunzione di dipendenti.

Partita IVA da libero professionista.

Cosa cambia con la partita IVA

Aprire una partita IVA è solo il primo passo per la costruzione della tua identità da libero professionista.

Aprire una partita IVA: Quanto costa e come fare

Prima di capire quanto costa aprire una partita Iva dobbiamo effettivamente sapere a quale tipologia di lavoratori apparteniamo.

Sei un libero professionista? Quando apri la partita IVA devi fare dichiarazione sul modello AA9/7. E, se non lo hai già fatto, devi iscriverti alla Gestione Separata dell’Inps, sezione dell’Inps destinata a lavoratori autonomi e parasubordinati.

Questo a meno che tu non sia un professionista specifico, in tal caso il tuo ente dipende anche dalla professione che svolgi.

Partita iva e Gestione Separata

Come saperlo? Contatta telefonicamente l’ente di previdenza, cosa che dovrai fare anche se devi iscriverti nuovamente. Puoi fare l’iscrizione online o in uno degli uffici.

La tua sarà una ditta individuale? Allora il modello che dovrai compilare è l’AA7/7.

Attenzione che in questo caso devi fare delle procedure in più: iscriverti presso il Registro delle Imprese che si trova nelle Camere di Commercio.

Per semplificare tutte le operazioni puoi anche usare la Comunicazione Unica e richiedere in un unico momento: codice fiscale e partita IVA, iscriverti all’Inps, aprire una posizione Inail e iscriverti al Registro delle Imprese.

Tale richiesta può essere fatta solo in modo telematico utilizzando il sito della Camera di Commercio.

Quando non conviene aprire la partita IVA

Aprire una partita IVA ha i suoi vantaggi, ma ha anche un costo (di mantenimento): pertanto, prima di aprirla, meglio fare due calcoli su quanto ammonta il nostro guadagno annuale.

Se si è lavoratori indipendenti e i nostri introiti superano i 5.000 euro annui, è consigliabile aprire una partita IVA per regolarizzare la propria posizione fiscale, ma sotto i 5.000 euro è meglio valutare attentamente poiché le spese di gestione potrebbero incidere pesantemente sui guadagni.

Puoi fare questo in autonomia, ma la cosa migliore per aprire una partita IVA è rivolgerti a professionisti: commercialista, consulente del lavoro, patronato.

Queste figure ti aiutano a portare avanti ogni procedura al meglio e a identificare qual è il codice Ateco.

Ma soprattutto perché ti danno indicazioni preziose su come gestire l’attività, sulla fatturazione e tanto altro.

Partita iva e tempi di apertura

I tempi di apertura di una partita iva sono brevi.

Una volta che avrai presentato tutta la documentazione o l’avrà fatto il commercialista per te, riceverai la ricevuta di assegnazione entro 24 ore.

Quello è il momento in cui riceverai anche il tuo numero di partita IVA che rimarrà sempre uguale.

Questi sono uguali sia per l’apertura della partita iva per i liberi professionistiche sia per l’apertura della partita iva per gli artigiani.

Per l’apertura della partita iva delle ditte individuali c’è il passaggio dell’iscrizione alla Camera di Commercio.

In più devi comunicare al Comune che stai avviando un’attività.

Regime forfettario e regime ordinario

In primo luogo c’è il Regime di Contabilità ordinaria: Chi si iscrive come ditta, dovrà pagare alla Camera di Commercio oltre al costo del commercialista, i contributi INPS, l’Irpef e l’Irap, sul valore aggiunto prodotto.

Poi c’è il Regime forfettario. È una delle novità che ha sostituito il regime dei minimi per chi apre la partita IVA Ha una tassazione agevolata del 5% per i primi 5 anni (dove ricorrano anche i requisiti per il regime forfettario startup) e del 15% dal sesto anno.

I contributi INPS gravano per il 27% sul reddito di impresa.

I Vantaggi del regime forfettario sono tanti, tra questi c’è esenzione dell’IVA.

Non dovrai aggiungerla nei tuoi compensi. Sarai dunque esonerato dalla dichiarazione IVA trimestrale e annuale.

Tasse più basse Non male come voce. L’Irpef è pari al 5% per i primi 5 anni mentre in quella ordinaria varia in base agli scaglioni di redditi e inoltre sei essente dall’IRAP.

Semplificazioni contabili: Sei esonerato dalla presentazione degli Studi di Settore, dalla registrazione delle fatture dalla presentazione dello spesometro, ecc..

Limiti di fatturato regime forfettario

Non finisce qui: per quest’ultimo regime, come deciso dalla Legge di Stabilità, devi prevedere dei limiti reddituali  – o meglio dire di fatturato – all’interno dei quali scegliere il tuo regime (parliamo di importi lordi):

  • 30 mila euro per professionisti, artigiani e imprese;
  • 50 mila euro per commercianti, alberghi e ristoranti;
  • 40 mila euro per ambulanti di alimentari e bevande;
  • 30 mila euro per ambulanti di altri prodotti.

Svantaggi del regime forfettario

A parte il fatto di dovere stare sempre attento a non sforare, un grosso limite riguarda i collaboratori.

Mi spiego meglio: puoi sì avere collaboratori, dipendenti, tirocinanti, collaboratori occasionali, purché le spese per loro non eccedano i 5mila euro lordi all’anno, comprensivi sia di retribuzione che di oneri sociali e contributi assistenziali (INPS o simili e INAIL).

Come detto, se non rientri nei limiti dei redditi devi aprire una partita IVA con regime ordinario.

Significa che sei assoggettato a Studi di Settore e IVA.

Inoltre puoi assumere dipendenti o avere dei collaboratori senza limite e non hai limiti per i ricavi né per le esportazioni. L’Irpef è per scaglioni e funziona così:

  • 23% per i redditi fino a 15.000 euro;
  • 27% per la parte di reddito che va da 15.001 a 28.000 euro;
  • 38% per la parte tra 28.001 e 55.000 euro;
  • 41% per la parte tra 55.001 e 75.000 euro;
  • 43% per la parte di reddito superiore a 75.000 euro.

Le spese deducibili con partita IVA ordinaria

Quanto puoi scaricare? Se fai parte dei regime forfettario, non hai costi deducibili mentre se hai una partita IVA ordinaria, potrai dedurre le spese inerenti all’attività svolta, sottraendo i costi ai ricavi.

Non tutto però è deducibile allo stesso modo. Puoi scaricare al 50% le spese per la casa, ma solo se è sede della tua attività professionale. Per essere sicuro su cosa puoi scaricare o no, ti consigliamo di rivolgerti al tuo commercialista.

Se invece hai una ditta individuale, solo per fare qualche esempio, puoi scaricare le spese per beni strumentali che partecipano alla formazione del reddito come computer, macchine per ufficio, mobili ecc… entro certi limiti.

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